Brundarte

di Francesco Guadalupi – Arte e Storia nella provincia di Brindisi

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Il mito di Dioniso ed Arianna su di un vaso a figure rosse del Museo Provinciale di Brindisi

Accompagniamo le foto di Brundarte scattate a questo splendido vaso a figure rosse conservato presso il MAPRI di Brindisi alla dettagliata descrizione dei reperti eseguita dalla Dott.ssa Benita Sciarra, archeologa direttrice per lunghi anni del Museo.

Nel Museo Provinciale di Brindisi è esposto un vaso a figure rosse.

Faceva parte della Collezione Civica e dall’inventario del Canonico Pasquale Camassa, il buon genio dell’archeologia brindisina, si ricava soltanto che fu rinvenuto in frammenti nel giardino del signor Nervegna nel 1928.

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Vera di Pozzo

“La Vera di Pozzo esposta nel museo provinciale, da qualcuno scambiata per capitello, è ricavata da un cubo di marmo il cui lato è di cm 94,5.

Il foro centrale ha il diametro di cm 47; sotto la cornice ad archetti vi sono sei figure di uomini, e sei di donne, che si tengono per mano in atto di danzare.” (1)

La vera di un pozzo è la balaustra di protezione chiusa attorno al foro di un pozzo. Viene realizzata per impedire, prima di tutto, che qualcuno possa cadere accidentalmente nel pozzo, e poi per comodità di uso del pozzo stesso, potendo costituire un comodo appoggio quando vi si cala un secchio, con o senza l’ausilio di una carrucola.

Col tempo e con l’evolversi del gusto architettonico, la vera è divenuta un elemento decorativo indispensabile che impreziosisce e costituisce in molti casi il fulcro dell’impostazione architettonica di cortili, piazze, chiostri, di castelli e palazzi nobiliari così come di abitazioni popolari, sia in città importanti che in centri sperduti.

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Mosaici al MAPRI – Brindisi

A cavallo tra il XIX e XX sec., in conseguenza di un forte incremento della popolazione di Brindisi, dovuto a concomitanti fattori quali il risanamento delle aree paludose che circondavano la città, il rifiorire dell’attività portuale e agricola nonchè industriale per la trasformazione dei prodotti della terra, fu iniziata in città una considerevole attività edilizia con la costruzione di case, scuole, ospedali e infrastrutture urbane.

In tale contesto di ripresa edilizia urbana furono  ritrovati mosaici di ambienti pubblici e di ricche abitazioni private (domus) andati purtroppo perlopiù distrutti. Solo alcuni di epoca romana sono rimasti e si possono ammirare in esposizione presso il Museo Archeologico Provinciale Ribezzo (MAPRI) di Brindisi.

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Portico de’ Cateniano e Museo Archeologico Provinciale F. Ribezzo

PORTICO DE’ CATENIANO

“Il cosiddetto Portico dei Templari (o De’ Cateniano ndr) è un edificio medievale di Brindisi sito in piazza Duomo. Presenta due arcate gotiche di carparo, separate da una colonna in marmo greco adorna di un capitello a decorazioni viminee. Le due volte a crociera di cui è costituito sono a costoloni bicromi (pietra bianca e carparo).

Per le sue caratteristiche architettoniche si può ritenere che risalga al XII-XIII secolo, considerato il precoce utilizzo dell’arco a sesto acuto fatto già in età normanna nel Meridione d’Italia.” (1)

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Iconografia femminile

E’ stata inaugurata qualche mese fa, presso il Museo archeologico provinciale “Ribezzo” di Brindisi, la mostra “Iconografia femminile”. Nella mostra  sono esposti reperti archeologici non solo del Museo  brindisino, ma anche  altri messi a disposizione  dal Museo di Taranto. L’esposizione si compone di cinque sezioni: Afrodite e le altre protagoniste del mito; L‘eleganza  femminile, Maquillage che passione, Matrimonio e segreti delle donne e Figure femminili fra le mura domestiche.

Si tratta di 228 reperti, accuratamente selezionati, con notizie sui costumi, sulla cultura e sull’organizzazione del mondo femminile, ma anche una straordinaria occasione di rivisitare i preziosi reperti di recente musealizzazione. La mostra spazia tra raffigurazione vascolari, terracotte, sculture, monete, gioielli, specchi, contenitori di profumi, attrezzi da toilettes, sostanze cosmetiche offrendo uno spaccato del mondo femminile affascinante e intrigante.

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ERCOLE BAMBINO

Ingresso del Museo Archeologico Provinciale F. Ribezzo di Brindisi in occasione dell’esposizione dell’Ercole Brindisino

La statua raffigurante Ercole giovinetto, fu rinvenuta il 7 ottobre 1762 nei pressi della chiesa di San Paolo, insieme ad un gran numero di monete di età imperiale  romana; e fu, per volontà di Ferdinando IV di Borbone, trasferita nel Real Museo di Napoli.
“Annibale De Leo, arcivescovo di Brindisi, nonchè cultore di storia cittadina, al fine di confermare la presenza del culto di Ercole a Brindisi,così scriveva: …finalmente una statua in marmo bianco rappresentante Ercole imberbe colla clava e colla spoglia del leone, ritrovata entro questa città nel 1762 e quindi trasferita nel Regio Museo di Ercolano… il magistrato brindisino per non perderne la memoria ne fece formare un ritratto di tela, che fu collocato nella Curia de’ Nobili, oggi casa comunale colla…iscrizione del lodato mio zio Ortenzio De Leo” (*)

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I Bronzi di Brindisi (Punta del Serrone)

 “La scoperta, come è noto, si deve ad una occasionale immersione del Ten. Col. dei carabinieri Luigi Robusto e di quattro subacquei, A. e G. Scorrano, T. Sciurti, G. Tamburrano che, il 19 luglio del 1992, nello specchio d’acqua antistante il Lido del Carabiniere in località Punta del Serrone, due miglia a nord dell’imboccatura del porto di Brindisi, si imbatterono in un piede bronzeo a circa 400 metri dalla riva e a 16 metri di profondità.

Già nel 1972 un altro piede di bronzo era stato recuperato in quello stesso specchio di mare e consegnato al Museo Provinciale “F Ribezzo” di Brindisi che dal 1971 rappresenta un solido punto di riferimento per l’archeologia subacquea del territorio.

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