Brundarte

di Francesco Guadalupi – Arte e Storia nella provincia di Brindisi

Palazzi Liberty a Brindisi

6 commenti

Lo stile Liberty

Il termine viene usato specialmente in Italia per designare lo stile floreale: lo stesso stile si chiamò Art Nouveau in Francia, Modern Style in Inghilterra, Jugendstil (dal giornale Die Jugend di Monaco) in Germania, Sezession in Austria. Il nome deriva dai magazzini fondati a Londra nel 1875, da Arthur Lasenby Liberty, che esponevano regolarmente oggetti d’arte e tessuti disegnati in stile Art Nouveau alla fine del XIX secolo. Lo stile Liberty che ebbe diffusione mondiale nell’ultimo decennio dell’Ottocento e nel primo del Novecento, è una reazione all’eclettismo degli stili storici nell’architettura e nella decorazione.

Tema ornamentale del Liberty è la linea curva, sinuosa, elegante, sviluppata talvolta in motivi naturalistici per lo più derivati da fiori e da piante (onde l’attributo di floreale).

Trieste – Casa Valdoni, 1908. Arch. G. Zaninovich

Milano – Casa Ferrario, 1902. Arch. E. Pirovano

Napoli – Pal. Velardi,1906. Arch. F. De Simone

Torino, Pal. Vittoria 1920.

S. Pellegrino Terme – Casinò Municipale, 1907. Arch. R. Squadrelli.

Casa Tassel a Bruxelles dell’architetto Victor Horta considerato il pioniere dell’Art Nouveau

Il suo successo fu determinato dal gusto per un nuovo artigianato d’alta qualità, capace di arginare lo scadimento causato dal diffondersi dei processi produttivi industriali. Perciò esso ha un carattere di ostentata raffinatezza, pur proponendosi il fine sociale di diffondere in ogni ceto e di realizzare in ogni tipo di prodotto valori di bellezza. Le decorazioni preferite derivavano da forme stilizzate dai tipici colori pastello ispirate al Dolce Stil Nuovo, di fiori, frutta e grappoli d’uva, anfore, corone d’alloro, uccelli del paradiso, disegni geometrici, da questo la denominazione alternativa di Stile Floreale.

L’architetto Hector Guimard che si occupò della realizzazione di 141 ingressi della metropolitana di Parigi, realizzò l’accesso alle stazioni in stile liberty, con l’impiego di materiali come ghisa e vetro

Un punto importante per la diffusione di quest’arte fu l’Esposizione Universale svoltasi a Parigi nel 1900, nella quale il nuovo stile trionfò in ogni campo. Ma il movimento si diffuse anche attraverso altri canali: la pubblicazione di nuove riviste, come “L’art pour tous”, e l’istituzione di scuole e laboratori artigianali.

Lampada liberty

Immagine Liberty

 Lo stile raggiunse probabilmente il suo apogeo durante l’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino nel 1902, in cui furono esposti i progetti di designer provenienti dai maggiori paesi europei, tra cui gli oggetti e le stampe dei famosi magazzini londinesi di A.L. Liberty.

La locandina dell’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna del 1902 realizzata da Leonardo Bistolfi.

Il Liberty si espresse soprattutto in architettura, spesso associandosi alle tendenze più progressive rivolte all’impiego del ferro e del cemento (v. Horta, H. van de Velde, ecc.), nelle varie forme della decorazione, nell’illustrazione (A. V. Beardsley), assumendo nelle cittadine o nelle metropoli di provincia un carattere di ribellione, provocatorio e antiaccademico. Gli artisti dell’Art Nouveau selezionarono e modernizzarono alcuni tra gli elementi del Rococò, come le decorazioni a fiamma e a conchiglia, al posto dei classici ornamenti naturalistici vittoriani. Prediligevano invece la Natura per fonte di ispirazione ma ne stilizzarono evidentemente gli elementi e ampliarono tale repertorio con l’aggiunta di alghe, fili d’erba, insetti. Si tratta in conclusione di uno stile decorativo, che trovò espressione in un’ampia gamma di forme artistiche, dall’architettura al design di interni, dalla produzione di mobili alla grafica, dall’arte della lavorazione dei metalli e del vetro alla ceramica, dai disegni delle stoffe alle illustrazioni di libri, giornali e manifesti.

Influenze Liberty a Brindisi

Parte prima – “Tra la fine del XIX secolo ed il ventennio fascista nascono a Brindisi «attività industriali e commerciali connesse alle funzioni militari, mentre la popolazione comincia ad aumentare. A questo aumento della popolazione e della spesa dello Stato corrisponde una graduale ed inesorabile diminuzione dei traffici commerciali del porto». Dal 1881 al 1931 la popolazione registra un incremento di unità, pari in percentuale al 122%; nello stesso arco di tempo la città si estende sino ad occupare ed a riempire gli spazi liberi residui entro la cerchia muraria che, fra il 1883 ed il primo decennio del secolo successivo — così come è accaduto in quasi tutte le città italiane —, è stata in parte abbattuta per fare luogo alla stazione ferroviaria. Dove erano gli orti ed i giardini dell‘«Oliva cavata», dell’«Ursolilli» e della contrada del «Pero», si forma l’addizione di tipo murattiano — solo parzialmente rispettando il disegno previsto dal piano regolatore — con tracciati viari regolari e prospettici e tipologie edilizie borghesi, quasi unifamiliari, che hanno quale nuovo centro irradiatore la piazza Cairoli (o delle Ancore). Lo sviluppo urbano e la forma della città di “fin de siècle” sono però fortemente condizionati dalle reali possibilità economiche della committenza pubblica e quindi dalla esigenza di dovere eseguire i minori espropri possibili, così regolando ad esempio l’orientamento dato al prolungamento del corso Garibaldi (attuale corso Roma), che viene completato nel 1905. Per le stesse ragioni non fu avviato un primo processo di sostituzione urbanistica all’interno della città consolidata, attraverso ad esempio l’attuazione del piano di risanamento delle Sciabiche che, redatto nel 1897, prevedeva — in linea con le concezioni urbanistiche ottocentesche — l’allargamento e la rettificazione delle vie preesistenti. Già nel 1883, nella relazione che accompagna il primo piano regolatore, si evidenziavano i contenuti propri del progetto nell’«ampliamento, addrizzamento e riordinamento delle vie antiche: abbattendo dannosi ingombri e sviscerando le malsane contrade, secondo un moderno sistema di costruzioni; per fare questo però è necessario espropriare e demolire subito, ma gradualmente secondo le necessità e le possibilità». Mancano in questa città quelle piazze e soprattutto quei viali, che sono i punti forti delle strutture urbane coeve; nel contempo non si sono avviati concreti miglioramenti nel “decoro e nell’igiene” urbana, in una condizione arretrata e compromessa dalla frammistione nei quartieri marittimi di residenze e di attività nocive per la salute e per l’ambiente. Inoltre Brindisi è, con Bari, l’unica città in cui non si predispose una vera «villa» comunale, bensì un giardino — quello della Rimembranza — a terrazzamenti, a ridosso del Bastione di San Giacomo. Gli altri edifici specialistici, quale il Teatro G. Verdi su piazza Cairoli. non vengono pensati come elementi capaci di modificare l’organizzazione spaziale, anche se rappresentano — al suo interno — un luogo di riqualificazione della scena urbana. La città pre-fascista è quindi caratterizzata da uno schema di sviluppo fortemente incentrato sulla residenza, piuttosto che sulla rete di attrezzature pubbliche.” (4)

Edifici in stile Liberty non più esistenti

Una cartolina del 1933 ci mostra, al confine con la stazione marittima, il Palazzo Titi (8)

Brindisi – Il Re inaugura il Banco di Napoli – 22/11/1931 (9)

Da “Brindisi” – Bollettino mensile del Consiglio Prov.dell’Economia Corporativa. Anno 1931 mese di novembre  (9)

Questa cartolina del 1933 ci mostra la vecchia sede del Banco di Napoli che, con la sua gradevole struttura architettonica, conferisce un tono di ben altro livello a tutta la zona (8)

Brindisi – Cartolina del 1933 (8)

Parte seconda – “Nella realtà locale di Brindisi,(..) esaminando gli elenchi dei progetti presentati in Commissione Edilizia Comunale negli anni che vanno dal 1927 al 1943 si possono fare alcune riflessioni. Il periodo che va dal 1927 al 1933 presenta un consistente numero di progetti di costruzione ex-novo o di sopraelevazione dei fabbricati già esistenti di tono elegante nel centro consolidato, un buon numero di realizzazioni o ampliamenti di ville nel quartiere Casale, nuova zona residenziale elegante considerata città-giardino, e un certo numero di costruzioni ex-novo e sopraelevazioni per il ceto medio o piccolo-borghese nella nuova zona di espansione dei Cappuccini e aree limitrofe della Commenda. La città, divenuta capoluogo di provincia, prende a cambiare aspetto, dall’edilizia di tono minore a quella più importante della borghesia benestante. Si nota un uso della linea più semplice e pulito, sempre, però, nell’ambito di un repertorio decorativo eclettico che oscilla tra il neoclassico ottocentesco e l’Umbertino, il decorativismo liberty e il gusto decò nella zona del centro; tra il gusto ottocentesco, il revival medievale neo-gotico o neo-romanico e il gusto decò nelle ville del Casale; tra un misto di gusto “ottocento” meno ricco e gusto decò nelle decorazioni della edilizia più semplice dei Cappuccini e aree limitrofe della Commenda.

Nel centro la preesistenza fortemente caratterizzante dei palazzi padronali di impronta ‘800 con citazioni classiche condiziona l’opera dei tecnici quando vengono loro affidati progetti di costruzione o sopraelevazìone; molto spesso ci si attiene alla ripresa di motivi decorativi già esistenti o si attuano delle combinazioni eclettiche: commistione di decori classici e decò, commistione di decori liberty e decò con forme umbertine o, infine, ci si indirizza verso un decorativismo di gusto decò.

(Anche nel periodo successivo, che va dal 1934 al 1943), nel centro della città la borghesia conservatrice  e tradizionalista continua ad affidarsi ai tecnici di spicco dell’epoca (ingegneri Cafiero, Pati, Tarchioni, Nisi, Cigno, Valente, Roma, Spagnoletti; geometri Iaccarini, Chiaromonte, Maellaro), richiedendo sostanzialmente gli stessi stili del periodo precedente.” (4)

Hotel Internazionale

Foto d’epoca

Brindisi – Cartolina del 1905

Cartolina del 1922 (8)

Cartolina del 1925 (8)

Cartolina acquarellata del 1932 – recto (8)

Verso (8) – scopriamo che l’interprete mandato dall’Albergo, sarà a bordo o alla Stazione ad ogni arrivo di piroscafo o di treno, a disposizione dei signori viaggiatori

Cartolina del 1930 (8)

Successivamente all’unità d’Italia, Brindisi conobbe una resurrezione economica. Con l’apertura del Canale di Suez (1869) e il rifìorire del movimento mercantile con l’oriente il governo del Regno aveva riconosciuto l’importanza della sua strategica posizione geografica, per cui al compimento del tronco Bari-Brindisi e della Stazione ferroviaria fecero subito seguito il collegamento ferroviario con il porto e la costruzione della Stazione marittima. Furono avviati, anche i lavori per la realizzazione di una strada larga, che congiungeva la stazione ferroviaria al porto, e fu ultimato il “Brindisi Hotel” (oggi Internazionale) proprio davanti al molo dove sarebbero attraccati i piroscafi della “Peninsula and Oriental Steam Navigation Company”. Dal 1870 al 1914, dunque, Brindisi fu il porto d’imbarco della “Valigia delle Indie”, la principale comunicazione tra l’Europa e l’Oriente. La città si trovò proiettata nel circuito internazionale degli scambi commerciali, passaggio obbligato per chi da Londra, attraverso il Moncenisio, si dirigeva a Suez per Bombay. Brindisi fu assediata di passeggeri e diventò il luogo privilegiato di mercanti e compagnie di navigazione.

Palazzo Dionisi

Foto d’epoca

Cartolina del 1930 (8)

Palazzo Dionisi, un’enorme costruzione di 1.250 metri quadrati (con terrazze e giardini), sorge sull’omonima piazzetta.

La famiglia Dionisi si trasferì a Brindisi nel periodo post-unitario con Engelberto che fu anche sindaco di Brindisi dal 1890 al 1895. La prima residenza brindisina fu lo stabile in stile gotico sul lungomare Regina Margherita, che Engelberto aveva in possesso già nel 1870 e che riadattò e trasformò radicalmente nel 1882 (ma tutto il palazzo poggia su una struttura antichissima, pare aragonese).

Dionisio Dionisi nel 1913 fece istanza al Sindaco per “sistemare” la facciata della sua casa. “Egli aveva studiato a Londra e non ignorava le nuove tendenze in architettura. Il suo palazzo si apriva così ai nuovi linguaggi con riproposizione di stilemi propri del medioevo allora immaginato; del resto egli non distrusse le persistenze ma le recuperò all’interno di un nuovo contenitore che, nelle intenzioni, doveva verosimilmente riattualizzare.”

Lo stabile è ancora in parte, per la quota di Flora (parte centrale dell’edificio), proprietà Dionisi, mentre il giardino sulla destra è divenuto un ristorante che ha conservato le vestigia del tempo.

Palazzo Mariani (già Palazzo Crudomonte)

Nel cuore della vecchia Brindisi, sulla via Congregazione, s’impone per la sua architettura particolare di stile “gotico-catalano”, risalente al XVII secolo, palazzo Crudomonte dal nome della famiglia che per prima lo abitò. (per saperne di più clicca QUI)

Nel 1915 la sig.ra Luigia Mariani – nel frattempo divenutane proprietaria insieme al cap. Zaccaro -fece istanza per ottenere l’approvazione al progetto di modifica dell’edificio.

L’8 maggio 1916, la giunta municipale approvò il progetto.

Ingresso Largo Crudomonte

Ingresso Via Congregazione

Palazzo delle Poste

Foto d’epoca

Brindisi – Cartolina del 1926. Si veda che, di fronte all’entrata del Palazzo delle Poste, è presente il Monumento ai Caduti che non fu mai inaugurato perchè non piacque alla cittadinanza e, successivamente fu venduto alla città di Erchie. (8) Per approfondire clicca QUI

Brindisi – Cartolina del 1929 (8). Si osservi la posizione della fontana De’ Torres, leggermente avanzata rispetto all’entrata della Posta

Brindisi – Cartolina del 1930 (8)

Brindisi – Cartolina del 1932 (8). Si osservi che in quest’anno, la fontana  assume una posizione simmetrica rispetto all’ingresso del Palazzo delle Poste

A piazza Vittoria, ad angolo con via C. Battisti, questo palazzo fu costruito nel 1926. Contava solo il piano terra, a cui però nel 1954 si aggiunse il primo piano, resosi necessario per l’ampliamento dei servizi.

L’edificio progettato da T. Tarchioni ha un piano terra e un primo piano, la facciata intervallata da lesene con limitati decori, pochi fregi floreali, le inferriate in ferro battuto alle finestre inferiori. Nella parte centrale si evidenziano le doppie colonne che affiancano il portone d’ingresso e che reggono il balcone del piano superiore, curvilineo, su cui si apre una portafinestra divisa in tre parti da sottili colonne con capitelli floreali, ad arco tondo centrale, disegnato da ricchi motivi floreali.

In verità, un progetto di massima dell’edificio fu presentato nei primi anni del novecento, ma non fu realizzato. Esso prevedeva un solo piano sovrastato al centro da una cupola a pagoda, ovoidale, a più piani, curvilinea, piramidale, riccamente decorata e con gli orli rialzati.

Foto (3)

Scuola elementare maschile

Foto d’epoca

Brindisi – Cartolina del 1919 (8)

Brindisi – Cartolina del 1929 (8)

La scuola, oggi 1° Circolo Didattico intitolato a “G.B. Perasso”, presenta alcuni caratteri tipici dello stile Liberty: quelli geometrici aggettanti delle cornici marcapiano, e, nella parte frontale dell’edificio  due grandi lesene che poggiano su una coppia di sottili e basse colonne di fianco al portone d’ingresso. Il cornicione superiore, con fregi,  presenta motivi vegetali.

Palazzo Lisco Il Palazzo Lisco costruito all’angolo tra Corso Roma e via C. Braico è un esempio dell’architettura Liberty in Brindisi.

Palazzo Cordella Giuseppe Bruno il 28 Marzo 1914 fa istanza al Sindaco di Brindisi per ottenere il permesso di edificare una casa di proprietà di Francesco Cordella tra via Bari e via Gallipoli

  Palazzo Perrone

Il progetto dell’edificio è del 27 giugno 2014, per la costruzione di una palazzina signorile per Vincenzo Perrone, sita in via C. Braico angolo Via Cavour, con prospetti sulle due strade.

Palazzo Stea

L’arch. Aldo Forcignanò, il 2 marzo 1915, fece istanza al sindaco di Brindisi per l’approvazione del progetto “di una palazzina da costruire in via Principe di Piemonte (oggi via Giovanni XXIII – rione Pietà) di proprietà dei fratelli Stea.

 Altri palazzi stile Liberty

Fregio posto all’angolo tra via Trani e via Indipendenza (stemma baronale dei Laviano?)

Brindisi – Via Trani

 

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Brindisi – Via Trani

 

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Brindisi – Via Indipendenza

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Brindisi – Via Indipendenza

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Brindisi – Via B. Marzolla

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Brindisi – Via C. Braico

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Brindisi – Corso Roma ang. Via C. Braico

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Brindisi – Via Bari ang. via Giovanni XXIII

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Brindisi – Via Bari ang. via Giovanni XXIII

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Brindisi – Via A. Cappellini

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Brindisi – Piazza Vittoria

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Brindisi – Via F. Fornari

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Brindisi – Largo Angioli

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Brindisi – Via S. Barbara

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Brindisi – Via Palestro

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Brindisi – Via Palestro

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Ringraziamenti:

All’amico Mario Carlucci che ha collaborato nella preparazione del servizio

Agli studenti della classe III H e alla docente Maria Giuseppina Di Castri della Scuola Secondaria di I° grado “Vinci-Alighieri”- Brindisi, per il paragrafo del libro “Passaporto per la mia cultura” dedicato al Liberty a Brindisi, che è servito, per quanto è stato possibile, come guida per la redazione dell’articolo

Bibliografia e sitigrafia: “Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.”

1)  I palazzi di Brindisi, di Nadia Cavalera. Schena Ed. Fasano 1986

2) Dizionario Enciclopedico Italiano – Roma. Istituto Treccani

3) Passaporto per la mia cultura, pubblicazione dell’Archivio di Stato di Brindisi in collaborazione con la Provincia di Brindisi – Assessorato alla P.I., la Biblioteca Provinciale di Brindisi, la Biblioteca Arcivescovile “A. De Leo”-Brindisi, il Museo Arch. Provinciale “Ribezzo” di Brindisi, la Scuola Secondaria di I grado “Vinci-Alighieri”-Brindisi, il 3° Circolo Didattico “Cappuccini “-Brindisi. Tip. La Concordia snc, Brindisi. Giugno 2005

4) Brindisi 1927-1943 da capoluogo a Capitale i progetti, le architetture, pubblicazione dell’Archivio di Stato di Brindisi e dell’Ordine degli architetti della Prov. di Brindisi. Italgrafica Ed. Oria, 1994

5) http://it.wikipedia.org/wiki/Art_Nouveau

6) http://www.settemuse.it/arte/corrente_liberty_stile_floreale.htm

7) Storia e cultura dei monumenti brindisini, di R. Jurlaro. Ed. Salentina – Galatina (Le) 1976

8) Parliamo di Brindisi con le cartoline, di G. Candilera. Stampato da Grafischena – Fasano (Br), nov. 2000

9) Fototeca Briamo per concessione B.A.D.

6 thoughts on “Palazzi Liberty a Brindisi

  1. Grazie dell’articolo, sempre documentatissimo.

  2. Ottimo lavoro! Complimenti, seguo e salvo tutti gli articoli da fine giugno 2014, da quando ho scoperto questa fonte che sembra inesauribile! Oggi Brindisi non è più quella che io conoscevo troppo anni fa, quando la lasciai per andare a studiare a Firenze, e rivedere le vecchie foto e cartoline mi viene la commozione, mentre la città odierna per certi versi mi sembra stravolta e straniera.

    • Grazie. Anch’io mi auguro che un giorno si possa guardare alla nostra città come si guarda ad una città “normale”, non sconvolta dalla cattiva politica, scandali, malaffare, criminalità, prepotenza, maleducazione, inciviltà, ecc.ecc. ma la strada è ancora molto lunga anche se ogni giorno si aggiungono nuovi cittadini che vogliono cambiare. Saluti.

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